Il valore di un’idiozia

13 Nov

«Tutti noi ricordiamo commossi i 19 italiani deceduti in quell’attacco kamikaze, e oggi siamo vicini ai loro familiari […] Nessuno ricorda però il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento quella strage: quando si parla di lui, se ne parla solo come di un assassino, e non anche come di una vittima, perché anch’egli fu vittima oltre che carnefice»

Ecco, sarebbe bello credere che le parole pronunciate ieri alla camera dalla deputata grillina Emanuela Corda siano solo una prova certificata di elementare ignoranza, una banale dimostrazione di incultura, afferente la lingua italiana prima ancora che la complessità delle questioni umane.

Invece la faccenda è, se possibile, ancora peggiore: siamo in presenza dell’ennesimo mezzuccio da trivio per la conquista di un titolo giornalistico, niente più che la ricerca d’ un riflettore puntato, volto al conseguimento di un briciolo di interesse da parte di quegli stessi media che, pure, il grillismo ha sempre detto di voler abbattere.

E foss’ anche l’attenzione biasimevole che si deve all’incivile, al somaro, all’incolto, che importa? Tutto fa brodo nel mercato riprovevole del “dichiarificio” made in Italy: la vetusta, eppure sempreverde massima, “bene o male, purchè se ne parli”, eternamente identica a se stessa, a dispetto d’ogni sedicente nuovismo.

Proprio come per le parole d’un qualunque Giovanardi, dunque, anche il discorsetto senza senso di Emanuela Corda non suscita indignazione per la pochezza delle tesi o per la fragilità (anzitutto logica) delle posizioni espresse, quanto piuttosto per quel desiderio di “esserci per apparire” che è il figlio prediletto di questo Tempo; nulla a che vedere con la messa in scena di un cabaret, magari fracassone eppure attraente (arte nobile, in cui il padrone del M5S un tempo eccelse), ma solo volgare, prevedibile, insignificante avanspettacolo.

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